17 novembre, la mobilitazione degli studenti fermani

In occasione della giornata mondiale della mobilitazione studentesca, siamo scesi in piazza anche a Fermo, 500 studenti partiti dal Liceo Scientifico fino al San Carlo.

Vogliamo dare un segnale forte al governo e alle logiche liberiste e privatiste della BCE.

La nuova lettera della BCE al governo Italiano prevede l’eliminazione del tetto massimo del 20% rispetto al fondo di finanziamento ordinario per le tasse studentesche e l’introduzione consistente del Prestito d’Onore.

Questi due provvedimenti provocheranno l’innalzamento delle tasse universitarie e metteranno lo studente nella difficile condizione di poter restituire il prestito, considerando che la disoccupazione giovanile tocca nel nostro paese il 30% .

Tutto questo accompagnato dallo smantellamento del diritto allo studio porterà lo studente a vivere una condizione precaria sin da subito, ad essere vittima di ricatti lavorativi, e sancirà il ritorno ad un sistema scolastico e universitario classista.

Il 17 Novembre è una data fondamentale per il movimento studentesco.

Siamo in piazza dal Cile alla Grecia per difendere il diritto allo studio e la cultura, con la volontà di cambiare questo sistema economico e sociale, contro le logiche del profitto e la mercificazione dei saperi.

Vogliamo portare le nostre rivendicazioni nelle strade, tra la cittadinanza, è importante che tutti comprendano il ruolo fondamentale della cultura in questo momento di crisi.

Solo investendo nel sistema dei saperi, nella ricerca scientifica e difendendo il lavoro e i lavoratori, possiamo contrastare le politiche liberiste della BCE che mirano a smantellare i diritti conquistati in anni di lotte e rivendicazioni. Per la prima volta la nostra generazione si trova a vivere una condizione peggiore rispetto alla generazione precedente. La precarietà come modello dominante di lavoro ma anche di vita, la disoccupazione giovanile al 30%, sono segnali di come questo sistema non funzioni e di quanto sia necessario costruire un’ alternativa a un modello che vuole reggersi sulle spalle dei più deboli, degli studenti, dei lavoratori, dei precari.

Un sistema fondato sulle logiche del profitto non si cancella dopo la caduta di un Governo, pessimo che sia, ma costruendo l’alternativa giorno dopo giorno e noi oggi stiamo facendo questo a patire da punti semplici e diretti:

Vogliamo più spazi di democrazia e confronto nelle nostre scuole.

Vogliamo che siano destinati all’istruzione risorse almeno pari alla media europea.

Vogliamo che sia previsto l’obbligo scolastico fino a 18 anni, garantendo la gratuità della scuola, compresi i libri di testo, con l’obiettivo di portare tutti i giovani almeno al diploma superiore.

Vogliamo agevolazioni sui consumi culturali e la gratuità dei trasporti per gli studenti pendolari.

Vogliamo valorizzare il ruolo degli insegnanti, con retribuzioni di livello europeo, e vogliamo la stabilizzazione del lavoro di tutti i docenti precari.

Vogliamo che sia garantito il tempo pieno nell’insegnamento elementare.

Vogliamo che sia garantito il diritto all’istruzione dei figli dei migranti.

Vogliamo più fondi per il diritto allo studio, per le borse di studio.

Vogliamo che l’investimento per la ricerca sia pari alla media europea per il 2010.
Realizzare questi punti è possibile, solo se a pagare la crisi siano i più ricchi.

Dobbiamo lottare contro i finanziamenti militari, contro le guerre imperialiste, dobbiamo chiedere che vengano tagliati i finanziamenti pubblici alle scuole private.

E’ necessario ribadire l’importanza di una tassa patrimoniale per i redditi più alti e di una campagna seria di lotta all’evasione che ogni anno arriva a pesare 120 miliardi di euro; dobbiamo contrastare la mafia che detiene l’8% del PIL e insulta la democrazia e la dignità delle persone. Da questi punti, oggi, rilanciamo la nostra lotta: il futuro non è scritto!

Fgci Provincia di Fermo
Ribalta-Alternativa ribelle-Fermo


www.fgci.comunisti-fermano.it
http://ribaltalinformazione.wordpress.com

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Blitz di FGCI - RibAlta nelle scuole fermane

fgci-ribalta
Oggi in tutta Italia sono scesi in piazza gli studenti e anche a Fermo abbiamo voluto manifestare creativamente il nostro dissenso nei confronti delle scelte scellerate del Governo e delle politiche liberiste della BCE. Abbiamo esposto due striscioni davanti al Liceo Classico e al Liceo Scientifico, per poi effettuare un volantinaggio all'entrata a scuola di studenti e professori.

La data di oggi rappresenta la prima risposta del movimento studentesco dopo la giornata europea di mobilitazione del 15 Ottobre. Una risposta che porta con se il carico politico di quella data, più di 550.000 manifestanti scesi in piazza per rivendicare giustizia sociale e diritti contro le logiche anti-democratiche della Banca Centrale Europea che, assecondata dal governo Berlusconi, ha messo in atto una vera e propria "macelleria sociale" colpendo lavoratori, precari, studenti e tutte le classi più deboli.

Nonostante il tentativo di screditare quella giornata attraverso l'azione violenta da parte di gruppi estranei al movimento, la voce di migliaia di persone che lottano, giorno dopo giorno nei luoghi di lavoro e di studio, contro le logiche del profitto e il capitalismo finanziario non si è spenta.

Noi rifiutiamo le logiche privatistiche e liberiste della BCE e proprio per questo oggi continuiamo a far sentire la nostra voce, ribadendo la necessità di un Sistema scolastico e universitario pubblico, accessibile e di qualità.

La cultura e i saperi devono tornare al centro del dibattito per la costruzione di un sistema politico e sociale alternativo. Noi manifestiamo contro un sistema che colpisce le classi sociali più deboli e difende gli interessi dei più ricchi , smantella i diritti dei lavoratori, attacca la cultura, toglie finanziamenti alla ricerca scientifica, mercifica i saperi, insulta la nostra costituzione portando avanti guerre imperialiste che limitano il diritto all'autodeterminazione dei popoli, rende precarie le vite di una generazione sottoposta al ricatto lavorativo.

Vogliamo che siano destinati all'istruzione risorse almeno pari alla media europea.

Vogliamo che sia previsto l'obbligo scolastico fino a 18 anni, garantendo la gratuità della scuola, compresi i libri di testo, con l'obiettivo di portare tutti i giovani almeno al diploma superiore.

Vogliamo agevolazioni sui consumi culturali e la gratuità dei trasporti per gli studenti pendolari.

Vogliamo valorizzare il ruolo degli insegnanti, con retribuzioni di livello europeo e vogliamo la stabilizzazione del lavoro di tutti i docenti precari.

Vogliamo che sia garantito il tempo pieno nell'insegnamento elementare.

Vogliamo che sia garantito il diritto all'istruzione dei figli dei migranti.

Vogliamo più fondi per il diritto allo studio, per le borse di studio.

Vogliamo che l'investimento per la ricerca sia pari alla media europea per il 2010. (3% del Pil)

Cambiare ora, cambiare subito si può: tassa patrimoniale per i redditi più alti, lotta all'evasione e al lavoro nero, redistribuzione dei finanziamenti a fondo perduto alle imprese e delle spese militari al sistema scolastico, universitario, della ricerca e in difesa del lavoro!

Nonostante un governo sordo e autoritario, noi continueremo a scendere nelle strade e nelle piazze. Quello che è successo ieri a Roma, dove una manifestazione pacifica è stata bloccata dalle forze dell'ordine con la violenza, non fermerà la volontà di cambiare.

Non sarà chi vuole reprimere le nostre rivendicazioni con la forza a screditare le nostre idee... Verso la società della conoscenza!

FGCI (Federazione Giovanile Comunisti Italiani)

Ribalta - Alternativa ribelle

Fermo, 4 novembre 2011

Manifestazione studentesca a Fermo

Alternativa Ribelle-Ribalta, un associazione nazionale fondata la scorsa estate dall'impegno unitario della FGCI e dei Giovani Comunisti, è nata anche a Fermo coinvolgendo la realtà studentesca del fermano.
Lo ha dimostrato oggi, aderendo alla manifestazione nazionale indetta dall' Unione degli Studenti il 7 Ottobre e indicendone una a Fermo, dove duecento studenti hanno manifestato davanti la sede della Provincia dopo un corteo partito dal Liceo Scientifico T.C.O.

- 8 miliardi di tagli per dequalificare la scuola pubblica e valorizzare percorsi di formazione privata
- Docenti precari costretti a bassi salari, senza la possibilità della continuità didattica
- Taglio ai fondi per il Diritto allo studio, ritorno ad un sistema scolastico classista
- Mercificazione della cultura e dei saperi, pensati non più come valori e diritti universali ma come privilegi per pochi.
- Strutture scolastiche non a norma che verranno ulteriormente colpite dal taglio agli enti locali previsto dalla manovra finanziaria del governo

Questi sono alcuni degli effetti della riforma Gelmini e delle politiche di un governo sordo e autoritario, subalterno alle logiche neoliberiste della Banca Centrale Europea che vuole far pagare la crisi a studenti, lavoratori e precari.

Noi chiediamo investimenti per il diritto allo studio, gratuità dei trasporti per studenti pendolari, agevolazioni sui consumi culturali, una scuola pubblica che sia accessibile e di qualità e tuteli gli spazi di democrazia, lotta all’evasione, redistribuzione dei finanziamenti a fondo perduto alle imprese e delle spese militari al sistema scolastico, universitario e della ricerca.
Un sistema scolastico alternativo è possibile solo se costruiamo un sistema politico e sociale alternativo alle logiche del profitto. Per questo saremo in tutte le piazze d’Italia il 7 Ottobre, verso la grande manifestazione Europea del 15 Ottobre a Roma!

studentiprovinciafm
foto dal sito web della Provincia di Fermo

Per altre informazioni circa le attività della FGCI e di Alternativa Ribelle - Ribalta a Fermo, visitate il blog
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IL 14 DICEMBRE LA SFIDUCIA VE LA DIAMO NOI!

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Mentre gli studenti bloccano le città, le facoltà e le scuole un regime sempre più instabile si avvia verso l'eclissi, e da che mondo è mondo, un regime finisce con il popolo che scaccia il tiranno. La liberazione che meritiamo richiede un risveglio collettivo, richiede la rivolta pacifica e determinata di chi è stanco di essere suddito, richiede che noi, uomini e donne che vivono in questo paese, scendiamo in piazza e sfiduciamo Berlusconi.

Non aspettiamo i giochi di palazzo, non appendiamoci ancora una volta all'effimera volontà di parlamentari comprati e venduti come vacche da latte, non sottoponiamoci al supplizio di dover assistere da spettatori al tragicomico spettacolo che è diventata la nostra democrazia. Muoviamoci prima, sfiduciamolo noi, mandiamo a casa Berlusconi dal basso, senza concedere una briciola di legittimazione a chi si inventa opposizione da un giorno all'altro, dopo averci lasciati per anni soli nel tentativo di difendere la scuola e l'università pubbliche, la libera ricerca, i diritti dei lavoratori, la dignità degli esseri umani.

L'opposizione siamo noi, ed è arrivato il momento di dimostrarlo. Il 14 dicembre, giornata in cui sarà votata in parlamento la fiducia al governo, saremo in piazza in tutta Italia assediando Montecitorio a Roma e le prefetture di tutt'Italia, e non ci limiteremo a sfiduciare il governo, ma dimostreremo che noi, generazione precaria e senza futuro, non siamo sfiduciati. Dopo anni di soprusi, dopo anni in cui gli studenti, insieme a pochi altri soggetti sociali, hanno costruito l'opposizione sociale, è arrivato il momento di passare dalla resistenza alla riscossa.

Il governo è precario come noi, ma, a differenza di Berlusconi e dei suoi vassalli di oggi e di ieri, a differenza di chi lo sostiene e di chi abbandona la barca, a differenza di chi ha consentito lo strapotere berlusconiano, noi non cadiamo. Noi il giorno dopo saremo ancora lì, nelle scuole, nelle università, tra le macerie di questo paese, pronti a costruire un'alternativa, pronti a ricostruirci il futuro.

Ci rivolgiamo a tutta la società civile, agli studenti e ai lavoratori che hanno animato l'opposizione sociale negli ultimi mesi, ai cittadini in lotta per difendere la dignità della propria vita, da Brescia a Pomigliano passando per l'Aquila. Dimostriamo che le nostre mobilitazioni hanno cambiato qualcosa. Dimostriamo in piazza, il 14 dicembre, che l'Italia dopo Berlusconi non sarà un deserto pronto ad essere saccheggiato dal prossimo predone, ma una terra di resistenza e di speranza, abitata da uomini e da donne che hanno deciso di prendere in mano il proprio destino e di costruire in prima persona il proprio futuro. Portiamo in piazza le nostre forme e i nostri contenuti, tutti insieme.

Se il 14 dicembre finirà un'epoca, la prossima saremo noi. Facciamo delle mobilitazioni di questi mesi, delle relazioni che abbiamo costruito, delle idee che abbiamo elaborato, l'inizio della nuova Italia. Mobilitiamoci in tutte le città. Mandiamolo a casa, costruiamo il futuro.

Occupiamo l'Italia!

In questi ultimi giorni in ogni parte d’Italia la parola che più abbiamo sentito pronunciare è stata “occupazione”; scuole e facoltà che prese dagli studenti hanno costituito ad oggi il fronte più avanzato della protesta contro la riforma Gelmini. Una voce che si è propagata in ogni città del Paese, con una posizione comune e condivisa che ha unito i duecentomila studenti scesi nelle strade a protestare contro lo scempio di questo governo. I tetti, le aule, i luoghi della conoscenza (pubblica) e della cultura hanno visto sfilare e discutere gli studenti, i ricercatori, i docenti, i rappresentanti di tutti i partiti che si oppongono alla riforma, ma anche gente dello spettacolo e parti di società attiva che hanno portato la loro solidarietà umana e soprattutto civile.

Possiamo dire che questo movimento, molto più dell’ Onda, è stato in grado di aprirsi, di creare condivisione, di riportare opposizione sociale e conflitto tra le rovine di questa Italia allo sfascio, indifferente ed assuefatta. Nonostante tutto, ieri sera, un governo senza più maggioranza ha emesso forse il suo ultimo latrato approvando alla Camera la riforma Gelmini. Ci saranno molti meno fondi, il precariato dei ricercatori sarà ancora più incentivato, i privati entreranno nei Cda delle università pubbliche e, se queste lo vorranno, potranno trasformarle in fondazioni di diritto privato; crolleranno le borse di studio dei dottorandi e, ad ora, sono già state ridotte del 90 % quelle degli studenti; viene introdotto un criterio di meritocrazia distorto creato per dividere studenti e docenti, e così tanto altro ancora. Potrei continuare all’infinito ma sarebbe inutile. Il punto è che questa riforma non è condivisa, non piace, non è stata discussa, ed è solo un pezzo del puzzle che questo governo sta completando per spezzettare e dequalificare ciò che di pubblico c’è, per dare tutto in appalto ai compiacenti soggetti privati, e questo sulla nostra pelle e sul nostro futuro. Non avremo una scuola decente, non potremo studiare in un’ università di qualità (sarà già tanto non dover tornare ad emigrare per poter studiare legge, medicina o ingegneria) e avremo accesso ad un lavoro precario e indegno. Stanno ipotecando le vite dei ragazzi di questa generazione e di quelle future, e lo fanno chiamando tutto ciò riforma!
La settimana prossima il testo di riforma Gelmini tornerà al Senato e in quei giorni si discuterà anche della fiducia a questo governo. Siamo ad un passo epocale per le nostre vite. Si deciderà se i nostri sogni e ambizioni avranno ancora diritto di cittadinanza in questo Paese o saranno costretti a fuggire via. Per questo in ogni città porteremo avanti le occupazioni, le intensificheremo, continueremo a manifestare. Ogni giorno e ogni ora, a oltranza. C’è ancora una speranza, e abbiamo intenzione di tramutarla in realtà. Il nostro atto d’ amore verso questo Paese è negli slogan urlati dai studenti nelle strade, negli striscioni appesi in ognuna delle aule delle università italiane, nel freddo sopportato sui tetti in nome di una società radicalmente diversa per la quale battersi.
La riforma non deve passare. Sarebbe bello poter dire che non passerà. Di sicuro non la faremo approvare rimanendo inermi, consegnando il nostro futuro a chi lo vuole distruggere. In queste ore continueremo la nostra lotta, con rabbia e coraggio. Siamo tanti, siamo un Paese intero, e fino alla discussione al Senato niente è ancora deciso definitivamente. Per cui avanti tutta, manteniamo le occupazioni e pressiamo ogni ora di più un governo sull’ orlo della precipizio. Possiamo farcela e abbiamo l’ obbligo di provarci.
“Non abbiamo nulla da perdere se non le nostre catene”: è quanto di più vero oggi si possa dire.

Al lavoro e alla lotta.

Gian Piero Cesario, Responsabile Nazionale Scuola FGCI

Lettera di Francesca

Questa lettera è stata pubblicata sul Fatto Quotidiano. E’ la bella lettera di una studentessa che partecipa al movimento degli studenti. E’ una nostra compagna che si firma Francesca e preferisce non rivelare la sua vera identità considerando la sua condizione comune a quella di moltissime altre ragazze.

Francesca ha 21 anni, vive alla periferia di Roma, è iscritta al terzo anno di giurisprudenza. Il padre è autista di autobus, la madre operatrice ecologica, lei fa la cameriera per mantenersi gli studi. Francesca fa parte di una generazione a cui è stato “bloccato il futuro”. Nel 2009 infatti l’Eurostat ha segnalato come in Europa “in genere il tasso di disoccupazione tende a diminuire con l’aumento dell’istruzione”. In Italia, in Portogallo, in Grecia e in Turchia invece più sei istruito e più avrai difficoltà. L’istituto di statistica spiega che il nostro paese ha “registrato il livello di disoccupazione più alto fra le persone con un’età compresa fra i 25 e i 29 anni”. Nel 2007, prima della crisi, i disoccupati con una laurea erano il 19,3%. Esattamente come quelli diplomati. E oggi va peggio. Anche per questo Francesca ci ha inviato questa lettera per spiegarci perché è scesa in piazza nei giorni scorsi. Le sue motivazioni infatti non hanno a che fare solo con la riforma dell’Università che la maggioranza, “temendo scossoni”, ha deciso di fare slittare dopo il voto di fiducia previsto per il 14 dicembre.

Caro direttore,
sono una studentessa romana di 21 anni, iscritta al terzo anno di giurisprudenza. Scrivo al Fatto Quotidiano perché spero che possa dar voce a una generazione ormai troppo spesso ignorata. Per farci ascoltare siamo dovuti scendere in piazza e bloccare le città. E nonostante questo ci hanno dato dei falliti e dei fannulloni.
Io non sono una bambocciona, né sono fuori corso come dice il presidente del Consiglio. Io sono l’orgoglio di una famiglia che spera ancora di potermi dare una vita migliore di quella che hanno avuto loro. Noi studenti non siamo scesi in piazza solo per la riforma. Certo, quella è la punta dell’iceberg di una cultura che questo governo ha voluto imporre: sei ricco? Potrai ancora studiare. Sei povero? Meglio se fai un istituto professionale e ti cerchi un lavoro, perché l’Università non te la potrai permettere. Io fino ad oggi posso garantirmi gli studi grazie alla borsa di studio e al lavoro di cameriera. Se dall’anno prossimo verrà a mancarmi la prima, il secondo non mi basterà più.
Sono stata e tornerò in piazza per far sentire la mia voce insieme a quella degli altri ragazzi che non solo hanno paura di non potersi laureare, ma soprattutto temono che quel foglio di carta guadagnato con immensi sacrifici non valga poi nulla nel nostro paese. Sono pronta ad andare all’estero se necessario, ma perché non possiamo sognare di restare in Italia per valorizzarla con la nostra cultura? Il rischio, restando, è una vita di sacrifici che non porti nemmeno a una pensione decorosa. Anzi, che non porti proprio alla pensione, che forse non riceveremo mai. L’applauso degli automobilisti romani bloccati nel traffico di Roma, martedì, ci ha detto che non siamo soli. Anche loro sperano che i figli possano avere un futuro migliore di quello che questo governo ci sta disegnando. Ai politici la nostra cultura fa paura, preferiscono un popolo ignorante. Ma noi, questa volta, non ci fermeremo. Speriamo neanche voi nel darci voce.

Scuola - Giovani PdCI in piazza bendati contro egoismo del governo

"Dopo la grande giornata di mobilitazione di oggi, in cui in più di 80 città si sta manifestando contro la sua riforma, la Gelmini deve dimettersi ed il Parlamento deve bloccarla subito".

Lo dice Flavio Arzarello, segretario nazionale della Fgci, l'organizzazione giovanile del PdCI-FdS, a margine della manifestazione di Roma.

Gli studenti della Fgci e dei Giovani comunisti di Rifondazione si sono presentati in tutti i cortei studenteschi con gli occhi bendati al grido di 'Togli la benda, conquista il futuro'.

"Vogliamo simboleggiare così - continua Arzarello - la mancanza di prospettive a cui ci costringe il Governo e la volontà ben chiara, da parte di Berlusconi e della Gelmini, di indebolire il sistema della formazione per evitare che i cittadini di domani abbiano gli strumenti per emanciparsi. Togliersi la benda - conclude - per noi vuol dire sconfiggere l'intera idea di società berlusconiana, fondata unicamente su egoismo e denaro e ricostruire una scuola ed un'università di massa e di qualità".

8 e 16 ottobre: lotta per i saperi e per il lavoro

Il mondo dei saperi e del lavoro sono i due terreni sui quali si è scatenata, in particolare nell'ultimo anno, l'offensiva poderosa del Governo e di Confindustria. Non sempre, purtroppo, le mobilitazioni del mondo del lavoro e dei saperi si sono intrecciate e non sempre si è costruito un fronte comune di resistenza.
Quest'autunno, come mai negli ultimi anni, ci sono le condizioni per costruire un reale movimento di massa, che unisca studenti, lavoratori della conoscenza, precari, docenti, operai, con l'obiettivo di mandare a casa il Governo di Berlusconi, Gelmini e Marchionne.
Dentro questo quadro, dobbiamo mettere in campo il massimo sforzo per unire i focolai di lotta che si stanno aprendo in tutto il Paese: è necessario, dunque, che le due date centrali della mobilitazione di ottobre, l'8 ottobre degli studenti ed il 16 ottobre dei metalmeccanici, si parlino, costruiscano un sentire ed un agire comune.

In particolare, il percorso verso la mobilitazione dell’8 ottobre lanciata dal movimento studentesco si sta concretizzando in ogni territorio.

Crediamo, in vista delle assemblee delle realtà locali, sia necessario affermare un punto di vista preciso e condiviso all’interno del percorso di lotte di questo difficile e impegnativo autunno: per questo, dove è possibile, è bene mettere al centro della nostra proposta politica, questi punti:

reintegro dei lavoratori della scuola precari licenziati dalla Gelmini;
introduzione dell’obbligo scolastico a 18 anni senza che questo sia sostituito da forme, mascherate o palesi, di avviamento professionale;
introduzione di un welfare studentesco che lo renda possibile;
sussidio per ogni studente appartenente ad un nucleo famigliare con reddito basso per combattere la dispersione scolastica;
gratuità del materiale scolastico;
rafforzamento dell’incisività, sulle decisioni interne agli istituti scolastici, degli organi di rappresentanza studentesca;
un piano straordinario per l’edilizia scolastica, con risorse da reperire tra la spesa in armamenti e l’evasione fiscale;
creazione di più mense e case dello studente, così come una serie di servizi, dai trasporti ai luoghi di studio, che mettano al centro lo studente;
aumento della spesa pubblica sui saperi almeno al 5,6% (media UE);
lotta concreta alle baronie e abolizione del perverso sistema dei crediti.

La nostra battaglia non può essere solo di retroguardia, in difesa dell’assetto dei saperi precedente agli interventi distruttivi della Gelmini, ma deve avere l'ambizione di costruire un'idea di scuola e più in generale di saperi radicalmente diversa dall'attuale: un sistema dei saperi che non sia più funzionale alle esigenze del mercato, ma che torni saldamente in mano pubblica e non sia terreno di macellerie sociali.

L’ 8 ottobre dovrà essere la data di nascita di un grande movimento di protesta e di costruzione di un’alternativa generazionale, dove queste nostre idee per una società diversa siano presenti come elemento nuovo e dirompente. L’ impegno dovrà essere massimo sin da ora.

Giovani Comunisti e Fgci

Diliberto sulla "controriforma Gelmini"

"Quella della Gelmini è una classica controriforma che fa della scuola italiana la caricatura di quella che s’è andata costruendo fin dal dopoguerra. La destra s’affanna a dire che in questo modo si premia il merito. Ma si rende conto dell’enorme sciocchezza che dice?
Il merito viene premiato quando i ragazzi possono usufruire di un insegnamento moderno ed adeguato, quando sono attentamente seguiti fin dai primi anni, quando possono accedere gratuitamente all’educazione e non solo sulla base del reddito delle famiglie. Questa è una scuola contro i meritevoli e i più poveri, gestita con pressapochismo e cinismo da una ministra che è una specie di ragioniera prestata alla politica. La controriforma della Gelmini è contrassegnata dai licenziamenti di massa e dall’aumento delle tasse scolastiche. Meno personale docente e non docente, servizi e mense più care, un precariato massiccio ed irrisolvibile nelle condizioni dettate dalla Gelmini. Per il futuro dell’Italia è un momento drammatico. Si dovrebbe puntare sulle intelligenze dei nostri figli e invece l’educazione e la cultura vengono umiliate come mai prima d’ora. Mi auguro che dalle scuole parta un movimento di lotta importante che respinga questo stato di cose e che si crei una salda unità tra studenti, personale docente e non docente e le centinaia di migliaia di precari senza prospettiva di lavoro". E' quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI.

Dalla parte dei saperi, per la società di domani

La protesta dei precari della scuola di questi giorni rivela drammaticamente quale sia la situazione creata da questo governo. Una protesta che si sta caratterizzando per modalità del tutto nuove, esasperata dalle parole gravi e irresponsabili del ministro Gelmini. Una concezione classista e padronale che insulta la dignità delle decine di migliaia di lavoratori della scuola a un passo dal licenziamento. La riforma che si sta concretizzando in questi giorni ha una portata epocale, addirittura peggiore di quella di Gentile sotto il fascismo: una riforma che distrugge, dequalifica, licenzia, elimina, impoverisce e condanna. Il futuro di giovani, studenti, personale ATA, docenti e ricercatori non è mai stato così attaccato nelle sue fondamenta come da questo governo.
Il punto nodale è che non c’è alcuna volontà di operare vera una riforma del comparto dei saperi - anche solo una riforma di destra, una visione delle cose diversa dalla nostra, ma comunque espressione di una legittima posizione, per quanto non condivisibile. In realtà si sta solo sistematicamente affossando il comparto scuola-università senza dare alcuna prospettiva diversa, rendendo l’istruzione pubblica ai suoi vari livelli un ricordo antico, e impedendo di fatto che attraverso essa si crei nel futuro cittadino consapevolezza sociale ed emancipazione economica. Per questo crediamo che sui saperi, sulla lotta per una scuola ed un’università di massa e di qualità debba necessariamente declinarsi la nostra proposta radicale di trasformazione della società, respingendo sì la riforma Gelmini, ma rilanciando anche la nostra visione del mondo. Il workshop sui saperi svoltosi nei giorni scorsi al campeggio unitario FGCI-GC “Alternativa Rebelde“è stato utilissimo a tal proposito, con giovani compagne e compagni che hanno portato un contributo propositivo notevole, declinando una visione alternativa e “classista” del conflitto e specificando come le due organizzazioni giovanili comuniste debbano agire come un soggetto organico in termini di proposte e di idee. Ma è nell’incontro con le altre realtà giovanili in campo, partitiche, sindacali, semplici collettivi che si dovrà costruire a partire da subito un fronte unico in grado di arginare la barbarie di questo governo. Per questo non possiamo che ringraziare la partecipazione al workshop delle compagne e dei compagni di UDS-LINK, Rete degli Studenti, UDU, Uniriot e Forum dei Sapei di SEL. Un segnale preciso di aggregazione nella lotta sui contenuti e sulle proposte, a dimostrazione che dinanzi ad un attacco alla democrazia senza precedenti, ai saperi, alla qualità della conoscenza, al diritto allo studio e all’uguaglianza delle condizioni di partenza sia imprescindibile rispondere con un fronte condiviso e compatto, lanciando proposte serie e di cambiamento. Una mobilitazione collettiva, costruita su una piattaforma discussa e ambiziosa, che veda dalla stessa parte della barricata tutte le vittime dello smantellamento in atto, con proposte concrete e non semplici slogan. Intendiamo mettere a disposizione di questa piattaforma larga e partecipata le proposte che la FGCI ha maturato nella sua attività politica: spostare a diciotto anni l’obbligo scolastico, introduzione di un incentivo fiscale di 200 euro per tutti i figli appartenenti a nuclei famigliari con reddito ISEE inferiore ai 10.000 euro, a patto che i figli proseguano gli studi per tutto il periodo obbligatorio, riforma delle rappresentanze studentesche in modo che esse siano più incisive e funzionali, innalzamento almeno al 5% del Pil delle risorse pubbliche destinate a finanziare l’istruzione insieme alla resa gratuita o semi gratuita di libri di testo e materiale scolastico, lotta per il risanamento dell’edilizia scolastica rispetto alla quale anche questo governo ha miseramente fallito. Sul fronte universitario diciamo NO ad una università per pochi e gestita dai privati. Vogliamo che la formazione a tutti i livelli resti libera così come la ricerca. Vogliamo che le università ritornino ad essere un luogo di cultura accessibile a tutti senza distinzione di classe, in cui tutti abbiano le stesse possibilità indipendentemente dalla situazione economica, sociale e personale. Accanto a questo chiediamo che siano varate delle vere leggi sul diritto allo studio e che siano stanziati fondi per case dello studente, mense universitarie, rimborsi per libri e che accanto ad ogni polo universitario sia creata una rete di servizi e soprattutto una rete di trasporti tale da rendere gli atenei e le città universitarie più a dimensione di studente. Le risorse, ovviamente, devono essere distribuite secondo un criterio complessivo legato al reddito. Riteniamo che la rappresentanza studentesca debba essere ripensata in modo da poter rendere lo studente più incisivo in merito alla didattica e all’organizzazione degli atenei. Crediamo che una sana ed incisiva rappresentanza studentesca possa anche arginare il fenomeno dello strapotere dei così detti “baroni”. Crediamo che lo studente debba essere la figura centrale e più importante nel sistema universitario e riteniamo che questo dovrebbe essere il cuore delle politiche universitarie del governo, mentre troppo spesso il suo ruolo è relegato a quello di semplice spettatore-utente senza la possibilità né il diritto di poter esprimere un parere in merito a politiche che lo interessano in prima battuta. Ma le proposte e l’idea alternativa che noi abbiamo sul tema dei saperi e che intendiamo ancorare alla società non può che tenere presente anche di un’altra componente, quella di tutti i lavoratori della conoscenza. Lavoratori che a causa di questa ignobile riforma vedono il proprio futuro tragicamente a rischio. La solidarietà non basta, e non è peraltro tra i compiti di un’organizzazione giovanile. Ma riteniamo, con convinzione che la lotta per un sistema dell’istruzione migliore passi imprescindibilmente attraverso un miglioramento effettivo e strutturale delle condizioni di docenti, personale ATA, ricercatori e precari. E tutto ciò non si realizza certo attraverso licenziamenti ma aumentando la spesa, attraverso un impiego necessario delle risorse pubbliche. Questo perché ci sono settori dello Stato, in un mondo ancorato ai concetti di efficienza ed economicità, sui quali non è possibile applicare un’impostazione aziendale, fatta da utili e ricavi: il settore dei saperi è uno di questi, l’investimento senza “ritorni” immediati, con aumenti di risorse per scuola, università e ricerca, è fondamentale per una società ricca culturalmente e libera economicamente. Il nostro obiettivo è chiaro e l’analisi del contesto in cui ci troviamo a combattere lo è altrettanto. Ora, dopo l'analisi, non possiamo più rinviare l’azione, che passa attraverso un soggetto politico forte, giovanile e generazionale, che sappia essere canalizzatore delle lotte, ma soprattutto sia in grado di unire ad una dinamica di difesa delle conquiste sociali di studenti e operai nei decenni passati, il rilancio di una visione nuova e nostra, di questa generazione, del contesto sociale nel quale siamo destinati a vivere e ad esprimere le nostra personalità e capacità. Il nostro essere comunisti si declina in un modo molto preciso: costruire le condizioni materiali per cambiare l’esistente, realizzare una società migliore. Il percorso unitario e condiviso con i Giovani Comunisti risponde a questa elementare esigenza. Siamo la generazione che per prima invidierà le condizioni di vita di quelle che ci hanno preceduto; non possiamo accettare passivamente questa condizione, che è figlia di un vero e proprio furto ai nostri danni. Da questo assunto lanciamo la nostra sfida a chi pensa che questo disegno di egoismo sociale chiamato riforma veda i giovani di questo paese proni alla distruzione del proprio futuro. Questo governo cadrà, le sue riforme non passeranno, la democrazia sarà ampliata e non mortificata e i saperi torneranno ad essere un patrimonio accessibile a tutti. Gian Piero Cesario - Responsabile Nazionale Scuola FGCI

L'attacco al nostro futuro, il furto del nostro presente

L'aggressione che il blocco di potere del Governo, di Confindustria e delle autorità economiche internazionali come la Bce stanno portando contro la classi popolari anche del nostro Paese è ormai del tutto esplicita anche nelle forme: mai come in questo caso è evidente la riproposizione del vecchio schema liberale di socializzazione delle perdite e privatizzazione degli utili. L'intervento statale, per anni demonizzato, è stato rispolverato, ma unicamente in funzione di salvataggio per banche e grandi gruppi finanziari, in larga parte responsabili della crisi economica. La ferocia autoritaria usata da FIAT e Marchionne nelle settimane recenti ne è uno dei segni rivelatori più lampanti, ma non certo l'unico. La crisi economica di sistema che stiamo vivendo in parte agisce da comburente della trasformazione sociale, che a partire dal mondo del lavoro sta modificando nel profondo tutti gli aspetti della vita delle persone. In particolare la nostra generazione sta incrociando una fase di trasformazione regressiva che, per la prima volta almeno dal secondo dopoguerra, rende le prospettive di benessere e di vita dei figli sicuramente inferiori a quelle dei genitori. Il precariato dei contratti, che negli anni ormai è stato portato a norma, l'abbassamento sistematico dei salari, la contrazione dei diritti sul lavoro, il disinvestimento sul sistema dell'istruzione pubblica, la costruzione di una scuola di classe che divide tra predestinati per censo alla classe dirigente o alla produzione, la privatizzazione di università e ricerca rendono la nostra generazione strutturalmente precaria, senza certezze e prospettive: è evidente, inoltre, che queste due aree di reazione hanno bisogno per sostenersi di una torsione autoritaria della qualità democratica del paese. Esiste dunque in Italia una gigantesca questione generazionale che va affrontata con serietà e concretezza, approntando gli strumenti necessari.
 
IL SOGGETTO POLITICO DELLA GENERAZIONE RIBELLE
Per questo la Fgci abbandona ogni indugio e comincia da subito un processo costitutivo del soggetto politico per la generazione ribelle, con tutti coloro che a sinistra in ambito giovanile, politico, culturale e associativo, condivideranno analisi e programma di massima, a partire dall'avvicinamento delle due organizzazioni giovanili comuniste, la nostra e i Giovani Comunisti, con i quali abbiamo già da tempo intrapreso un percorso di collaborazione nelle lotte.
Vogliamo che questo percorso proceda con importanti simmetrie rispetto a quello della Federazione della Sinistra, ma senza replicarne pigramente dinamiche, equilibri e dibattito interno.
Per la riuscita di questo progetto è imprescindibile che i tempi siano certi e rapidi, adeguati a quelli della società e della politica; non possiamo più permetterci false partenze e attendismi autoreferenziali.
Proponiamo quindi, per indagare le forme organizzative più opportune e per allargare il coinvolgimento dei territori e di altri soggetti, un gruppo operativo, snello, non pletorico e confusionario, con i compagni e le compagne dei Giovani Comunisti, che i due esecutivi si impegneranno a costituire in tempi certi, con l'incarico di completare entro dicembre 2010 il lavoro preparatorio per un'assemblea fondativa del nuovo soggetto politico.
Questione del lavoro, questione dei saperi e difesa della democrazia devono diventare i tre assi cardine lungo i quali sviluppare la nostra azione complessiva che ha l'intento di radicare e dare forza al nuovo conflitto sociale per trasformare il Paese.
Questione del lavoro per i giovani significa innanzi tutto lotta alla precarietà, questione salariale, diritto al lavoro. Abrogazione della Legge 30, salario minimo, piena e giusta occupazione devono essere le proposte centrali, sulle quali costruire campagne, mobilitazione e consenso.
Il mondo dei saperi è stato, negli ultimi anni, oggetto di fortissimi attacchi, con il chiaro scopo di dare all'istruzione italiana un'impostazione classista. Diritto allo studio, contrasto alla privatizzazione dell'università, investimenti e autonomia della ricerca devono diventare nostri campi di azione prioritari, in sinergia virtuosa con i soggetti, sindacali, associativi, locali e nazionali, che da sinistra sono impegnati da anni su questo terreno.
Il riscatto della nostra generazione non può non passare per una trasformazione radicale della qualità della democrazia in cui viviamo: battaglia contro il berlusconismo, inteso come prassi politica e sistema di valori, a partire dal devastante egoismo sociale affermatosi nel nostro Paese negli ultimi 20 anni, costruzione di un argine e di una nuova Resistenza contro il fascismo esplicito e mascherato, a partire dalla difesa della Costituzione attaccata ogni giorno di più, affermazione dei diritti delle persone GLBTQI e in ambito SOGI, questione femminile e specificità di genere, devono essere nostre priorità, sulle quali cercare il più ampio spettro di unità di azione.
Il primo appuntamento cruciale di questo autunno, funzionale proprio alla ripresa del conflitto, sarà la manifestazione nazionale del 16 ottobre indetta dalla FIOM contro le misure predatorie verso le classi popolari del governo e di Confindustria, che connette proprio lavoro e democrazia, nel quale assumiamo come nostro il compito di farvi irrompere i saperi.
 
LA FGCI A DISPOSIZIONE DELLA COSTRUZIONE DI UN UNICO PARTITO COMUNISTA
E' evidente che nella sfida per la costruzione del soggetto politico della generazione ribelle le comuniste e i comunisti dovranno affinare i propri strumenti, di lotta e di analisi: rimane centrale, a maggior ragione, la costruzione di un'unica e seria forza politica comunista nel nostro Paese che possa essere perno della rinascita della sinistra e del conflitto.
La Fgci per questo non si scioglie, forte del patrimonio di preparazione e maturità che pur nella consapevolezza della nostra parzialità e inadeguatezza, abbiamo dimostrato di avere, e si mette a disposizione di tutti coloro che vorranno costruire assieme a noi una forza giovanile comunista, funzionale all'analogo progetto della costruzione di un unico partito comunista.
Tutto ciò a partire da un impegno politico e organizzativo concreto nei prossimi mesi che vede tra le varie iniziative due fronti di impegno principali:
a) La ripresa organica della formazione di quadri e militanti come base della strutturazione, con la realizzazione di due scuole quadri entro l'anno, una al centro-nord e una al centro-sud.
Unitamente a questo l'istituzione di specifici supporti web volti alla ricerca e alla documentazione individuale dei compagni, a cui alcuni nostri territori hanno già iniziato a lavorare.
b) Uno sforzo organizzativo per radicarci dove ancora non siamo presenti in maniera confacente all'importanza del contesto. Il nostro primo impegno sarà sulla zona di Milano per la sua rilevanza come centro produttivo, metropolitano e industriale. Approvato all'unanimità dell'Esecutivo nazionale della FGCI, il 2 Settembre 2010